'Tibet news'

CORSO DI CAMPANE TIBETANE

martedì, 8 febbraio 2011

Nel mese di ottobre avrà inizio il Corso di Campane Tibetane. Alla serata di presentazione seguiranno 4 appuntamenti per avvicinarci al mondo dei suoni e delle armonie delle campane tibetane.

Dopo il successo del 2010, in collaborazione con Gianni Festini Brosa, Salus Comes-Pratiche salutari per azioni di benessere, l’Associazione Samten Choling Onlus organizza il corso di Campane Tibetane. Le campane tibetane, utilizzate nei monasteri tibetani per riprodurre il suono dell’OM originario, sono strumenti sacri formati con una lega derivamtne dalla fusione di 7 metalli.

Attraverso il suono delle campane saremo in grado di esprimere quell’amore nei nostri confronti, finora nascosto dalle pressioni del quotidiano, liberato attraverso l’esercizio e il piacevole gioco con le campane.

Diritti Umani ancora assenti in Tibet

lunedì, 16 novembre 2009

Progetto di sensibilizzazione dell’Associazione Samten Chöling Onlus

Alla fine di ottobre, due tibetani sono stati giustiziati per aver partecipato alle proteste dell’anno scorso lo affermano alcune organizzazioni internazionali indipendenti tra le quali Human Rights Watch e il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Ma Zhaoxu, ha confermato la notizia dell’esecuzione. Sono le prime esecuzioni di cui si è venuti a conoscenza, hanno riferito i responsabili del gruppo di avvocati statunitensi International Campaign for Tibet.

I due giustiziati si chiamavano Lobsang Gyaltsen, ventisette anni, di Lhasa, e di Loyak, venticinque anni, di Tashi Khang, Shol Township, periferia della capitale tibetana. Secondo il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia, la Corte intermedia del Popolo di Lhasa, capitale del Tibet, ha eseguito lo scorso 20 ottobre la condanna a morte comminata l’8 aprile contro quattro tibetani per la loro presunta partecipazione alle proteste di massa avvenute lo scorso anno nella città.

I media cinesi non hanno riportato in alcuna forma la notizia, resa pubblica dal Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia. Secondo tale fonte, il corpo di Lobsang Gyaltsen, proveniente dalla periferia di Lhasa, è stato consegnato alla famiglia e poi immerso nel fiume Kyichu.

Non si sa se l’appello formalizzato dagli avvocati difensori dei quattro e presentato alla Corte Suprema sia stato preso in esame. Secondo le fonti ufficiali, l’8 aprile la Corte intermedia del popolo ha condannato soltanto due degli accusati (Lobsang Gyaltsen e Loyak) alla pena di morte. Altri due (Thenzin Phuntsok e Kangtsuk) avevano ricevuto la sospensione della condanna, mentre un quinto (Dawa Sangpo) è stato condannato all’ergastolo.

I condannati erano tra gli oltre 700 arrestati durante i disordini del marzo del 2008 quando dei manifestanti attaccarono immigrati cinesi e i loro negozi nella capitale Lhasa durante una sommossa antigovernativa. L’accusa per i cinque è quella di aver dato fuoco ad alcuni negozi di Lhasa, causando la morte di sette persone, durante gli scontri del 14 marzo. Secondo il New York Times in Cina si sarebbero svolti per lo più in segreto oltre un centinaio di processi sommari tutti terminati con condanne durissime tra cui 9 condanne a morte.

Il 21 aprile, la stessa Corte aveva condannato altri tre tibetani (Chime, Penkyi della contea di Nyemo e un suo omonimo di Sakye) alla pena di morte, poi sospesa; a dieci anni di galera e all’ergastolo. Il Centro tibetano esprime “molta preoccupazione? per la sorte di coloro che sono in attesa di giudizio. Il governo cinese, al momento attuale, è quello che esegue più condanne a morte al mondo.

Secondo gli attivisti per i diritti umani, Pechino dovrebbe mostrare equilibrio e soprattutto garantire ai propri cittadini un processo equo: questo vale per tutte le etnie che vivono in Cina. La pena di morte, sostengono i dirigenti del Centro tibetano, “non si è mai dimostrato un deterrente valido al crimine, quindi non può essere usato per giustificare nulla?. Secondo i media statali, le condanne a morte dei tibetani “servono per rispondere e calmare la rabbia del popolo?. Ma questo, conclude il Centro, “non può essere un discorso accettabile, da nessun punto lo si guardi?.



Le condizioni dei detenuti nelle prigioni del Tibet

Un’altra questione scottante in Tibet è data dalle condizioni in umane in cui vivono I detenuti nelle prigioni in Tibet. Una delle richieste delle recenti campagne di sensibilizzazione è il rilascio dei monaci che sono detenuti solo per aver mormorato il nome di Sua Santità il Dalai Lama e dei prigionieri politici il cui unico crimine è di aver fatto degli appelli per il rispetto dei diritti umani.

Ci sono prove schiaccianti che la tortura e altre forme di trattamento crudele, inumano o degradante sono una parte di routine per i detenuti in stazioni di polizia, centri di detenzione, campi di lavoro e prigioni in Tibet.

Testimonianze dirette di prigionieri rilasciati descrivono l’uso di bacchette elettriche applicate sul torso, viso, piante dei piedi e genitali; l’uso di sigarette accese per procurare ustioni sul corpo, l’uso di manganelli o dei calci dei fucili per picchiare; l’uso di cani per far mordere i prigionieri; e l’uso di catene per trattenere i prigionieri per lunghi periodi. Per questi motivi, la maggior parte dei prigionieri politici muore prima di poter essere rilasciato.

Il Progetto “Diritti Umani: etica per una nuova evoluzione? dell’Associazione Samten Chöling Onlus

Il progetto consiste nella prosecuzione di un percorso di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani, nella presentazione di progetti già operativi in ambito internazionale e nell’attivazione di proposte di azioni concrete da realizzare sul territorio trentino. L’obiettivo è dare stimoli pratici alla comprensione dei diritti fondamentali dell’uomo e di incentivare il coinvolgimento delle persone in azioni concrete.

In questo percorso costituito da immagini, da testi e testimonianze dirette, si presentano alcuni clamorosi casi di violazione dei diritti umani nel mondo e si porta l’esempio della nostra società dove, ancora oggi, il rispetto non ne è garantito.

Con questa manifestazione si vuole stimolare i visitatori a prendere coscienza della possibilità che abbiamo di portare cambiamenti a questa situazione e presentare le iniziative messe allo studio per questo scopo. L’iniziativa è stata organizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

Il luogo

Diverse associazioni di volontariato della provincia di Trento, attive sia sul territorio provinciale che in campo internazionale, parteciperanno dal 22 novembre al 31 dicembre al Mercatino della Solidarietà di Natale.

In questa occasione ogni associazione presenterà le proprie attività e verrà posto un accento particolare alla componente dedicata da ogni associazione alla crescita dello sviluppo e della libertà delle popolazioni aiutate.

Un maxi schermo permetterà a tutti i visitatori del mercatino di conoscere e comprendere meglio l’azione delle associazioni; un questionario distribuito permetterà di raccogliere le opinioni della gente sul rispetto dei diritti umani e su metodi concreti per promuoverlo.

Nell’ambito di questa manifestazione diverse associazioni organizzeranno delle attività associate alla presenza nelle casette (offerte alle associazioni gratuitamente dal Comune di Trento) come concerti e spettacoli, mostre, convegni e altre iniziative.

L’associazione Samten Chöling Onlus promuove all’interno della realizzazione di questo progetto la sensibilizzazione della popolazione verso la causa dei profughi tibetani con la visita nella città di Trento di otto monaci tibetani che nei giorni 17, 18 e 19 dicembre incontreranno i visitatori del mercatino e si esibiranno in uno spettacolo di danze e canti tradizionali tibetani.

In occasione della loro presenza a Trento si terrà anche un incontro con il Lama tibetano Geshe Lodoe Gyatso sul tema delle violazioni dei diritti umani in Tibet, anche alla luce delle recenti esecuzioni di giovani che avevano manifestato per chiedere al governo cinese di rispettare i diritti dei tibetani e concedere l’autonomia alla regione tibetana.

La realizzazione di tali attività, su proposta di differenti associazioni che lavorano per aiutare persone svantaggiate nei 5 continenti, è un segnale forte della trasversalità del tema del rispetto dei diritti umani nel mondo, attraverso le culture, le società e le religioni. L’occasione dell’avvicinarsi del Natale favorisce il porre l’accento sulla necessità di non arrestare il dialogo tra le religioni e di portare avanti gli ideali condivisi di amore, pace e rispetto dei diritti umani nel mondo.

In occasione della manifestazione verrà presentato un video prodotto dall’Associazione Samten Chöling Onlus con il contributo del Comune di Trento – Servizio Cultura e Turismo dal titolo “C’è forse diritto all’oppressione? Due monaci si raccontano? con l’intervista a due monaci tibetani che raccontano nella loro esperienza di vita come profughi del loro impegno a difesa dei diritti del loro popolo anche attraverso azioni di forte impegno come la marcia verso il Tibet e lo sciopero della fame e sete indefinito, portato avanti da uno di loro e fermato con la forza dai militari indiani.

Verrà preso in considerazione il successo ottenuto dalla mostra fotografica e dalla manifestazione organizzata durante il Mercatino della Solidarietà di Natale attraverso l’attenzione e la sensibilità delle risposte date dai visitatori, per programmare nel futuro un’azione di continuo coinvolgimento della popolazione nei vari ambiti culturali, incluse le scuole, con un progetto di sensibilizzazione continua della cittadinanza verso questi problemi.

Tibet news 24/03/09

martedì, 24 marzo 2009

In Tibet riesplode la rivolta contro l’occupazione cinese: l’ultimo episodio, al monastero di Ragya nella provincia del Qinghai, è stata una reazione seguita al suicidio di un monaco 28enne, dopo essere stato interrogato e torturato dalla polizia cinese. Finora sono stati arrestati 90 monaci. Il governo di Pechino sembra essere riuscito a evitare una rivolta generalizzata come quella dell’anno scorso ..

Per saperne di più: La Repubblica.it, Corriere.it, TGCOM