SOSTEGNO AI TIBETANI

l Centro Samten Choling si offre con dei progetti di portare sostegno al popolo tibetano in esilio, in particolare ai profughi dell’India. Fino ad ora sono stati avviati tre progetti:

Per chi volesse partecipare con un’offerta:

Associazione Samten Chöling ONLUS
IBAN IT1 3Y 0200801805000041066769
Unicredit Banca Ag. F.lli Fontana Trento
Causale: PROGETTO (NOME DEL PROGETTO)

Il primo contatto con la realtà indiana dei profughi

Nel gennaio 2001, Gianni Festini Brosa, attuale Presidente dell’Associazione Samten Chöling ONLUS di Trento, si era recato in India su richiesta del suo Maestro il Lama Geshe Lodoe Gyatso per ricevere un’iniziazione specifica alle proprie capacità.

Nel visitare il paese e le varie città con le loro etnie si era accorto della situazione in cui si trovava il popolo tibetano. I tibetani, fuggiaschi dal loro paese dopo l’occupazione cinese, vivevano in India come profughi, in condizioni di estrema povertà e bisogno che poco avevano di umano.

Gianni Festini Brosa, toccato profondamente da quanto aveva visto, decise di aiutare quelle popolazioni nel modo in cui in quel momento risultava possibile. L’entusiasmo portato con sé al ritorno diede avvio a molteplici attività tra cui la prima occasione concreta di aiutare i profughi tibetani.

Nell’estate 2002 riuscì ad organizzare un tour italiano per 12 monaci tibetani che portarono nelle varie località visitate degli spettacoli di danze tradizionali e religiose. Il ricavato degli spettacoli venne poi utilizzato per migliorare le baracche in cui i monaci dormivano e per sopperire ai costi dell’ospedale, specialmente relativi al reperimento di medicinali.

Il buon fine del tour lo portò a ricevere, come forma di ringraziamento e di riconoscimento da parte del Venerabile Lama Geshe Ciampa Ghiatso, il nome per l’attuale Associazione, denominata SAMTEN CHÖLING (L’isola del Dharma per gli esseri di buon cuore).

Alcuni cenni sulla situazione dei monaci tibetani a Sera Jhe

In Tibet vi erano oltre 7000 monasteri, la maggioranza dei quali è stata distrutta dopo l’invasione cinese del 1959: i più grandi e i più noti erano Sera, Drepung e Gaden. Il monastero di Sera fu fondato nel 1419 da Jamchen Cioje un discepolo diretto di Lama Tzong Khapa che fu uno dei più grandi maestri del Tibet.

Studiare in uno di questi monasteri Tibetani, può essere paragonato in Occidente alla possibilità di frequentare un’importante Università, i cui studenti però sono monaci. Lo scopo di tali atenei non era solo di impartire o di trasmettere una conoscenza intellettuale, ma di insegnare metodi di meditazione e di sviluppo della mente, come pure la loro applicazione pratica.

Sera comprendeva tre grandi collegi, Sera Jhe, Sera Me e Sera Ngapa, presso i quali vi studiavano monaci Tibetani, Mongoli, Cinesi e Giapponesi e dai quali sono usciti molti maestri straordinari e studiosi di Buddhismo.

Quando nel 1959 i comunisti cinesi occuparono il Tibet insediandosi nel luogo in cui esistevano i più grandi Monasteri, solo un esiguo imprecisato numero di monaci riuscì a fuggire. Moltissimi monaci furono uccisi, altri morirono nei campi di prigionia, altri ancora furono condannati a molti anni di lavori forzati e costretti ad abbandonare la loro vita monastica.

I monaci di Sera Jhe scapparono oltrepassando l’Himalaya e trovarono rifugio in India. Costruirono un primo Monastero provvisorio, presso un luogo chiamato Buxa Dour (est dell’India), che ospitava solo 200 monaci di Sera Jhe. Qui i monaci furono costretti ad affrontare varie difficoltà: il clima, l’inquinamento, l’alimentazione. Per loro era tutto sconosciuto e totalmente diverso dal Tibet e a causa delle modeste condizioni in cui vivevano, del clima caldo e per la mancanza di cibo, molti monaci si ammalarono di tubercolosi e, nei primi dieci anni di soggiorno in India, morirono.

Successivamente, nel 1970, lo Stato del Karnataka nel sud dell’India, offrì un terreno alla comunità di rifugiati tibetani ed anche ai monaci tibetani che vivevano nel campo di Buxa Dour. I monaci di Sera Jhe si spostarono così a Bylakuppe, nel sud dell’India, nel luogo in cui risiedono attualmente. Per i primi tre anni tagliarono gli alberi della giungla, per creare un’area edificabile e coltivabile. I primi anni furono dedicati quindi alla sopravvivenza.

Vi fu un periodo di ristrutturazione, dal 1970 al 1980, in cui il Monastero si stabilì definitivamente nel sud dell’India, dove cominciarono ad essere istruiti studenti provenienti dalla comunità di profughi, delle zone circostanti. Dal 1980 i monaci aumentarono, fino ad arrivare a un numero di 700 e si poterono nuovamente impegnare nella formazione spirituale. In quel tempo, le entrate economiche del Monastero provenivano dall’agricoltura, grazie ai terreni ricevuti in dono dallo Stato Indiano del Karnataka. Quando, a partire dal 1980, l’esercito Cinese lasciò i confini tra il Tibet ed il Nepal, i profughi che uscivano dal Tibet aumentarono; molti di loro erano giovani che si recarono nel Monastero di Sera Jhe e negli anni successivi contribuirono ad aumentare notevolmente il numero di monaci.

Attualmente, Sera Jhe ospita circa 5000 monaci, ma le risorse per la sopravvivenza alimentare, sono sempre quelle di un tempo. A causa di questa situazione, i monaci sono ancora alla ricerca di nuovi mezzi che li possono aiutare a superare le difficoltà di sostentamento e quella concernente la costruzione di nuovi alloggi, alfine di poter ricevere un’appropriata formazione spirituale. Infatti, causa l’arrivo di nuovi monaci, si sono dovuti costruire nuovi alloggi, e si è conseguentemente dovuto ridurre lo spazio destinato alle coltivazioni.

Se leggiamo le presentazioni proposte dai tour operator per invogliare i turisti a visitare il complesso monastico queste descrivono: “nella zona dove sorgono il complesso monastico e l’ospedale, che prima era una foresta, si può godere di una tranquillità e serenità particolari. È un posto molto diverso da ciò che lo circonda, sia per il silenzio, che per la presenza di numerosi luoghi di culto in cui vivono i monaci. All’interno di un’area di circa 10 km2, in 40 anni i tibetani hanno creato una serie di nuclei abitativi con templi buddisti, scuole, un ospedale e centri culturali e residenziali dove vivono e studiano i monaci. L’intera area fra un insediamento e l’altro è un susseguirsi di boschi e campi su collinette percorribili a piedi o in bicicletta?.
Nonostante il luogo sia davvero particolare per la pace che vi regna, le condizioni degli insediamenti e del complesso monastico sono ben lontane dalla descrizione idilliaca sopra riportata.

Molti degli edifici sono in condizioni precarie, ed ancora molti monaci vivono in baracche in condizioni inumane. Le fognature sono praticamente inesistenti e solo di recente si sono incominciati a chiudere i canali di scolo che finora scorrevano a cielo aperto; la luce elettrica continua ad essere erogata soltanto in certe fasce orarie. Le condizioni igieniche pessime sono anche dovute ad una condizione di perenne sovraffollamento delle strutture, che tra l’altro sono servite da una rete idrica che fornisce acqua non completamente potabile.

Solo negli anni i tibetani sono riusciti ad introdurre un sistema di pompaggio (per ora comunque limitato) dell’acqua dal sottosuolo e di raccolta della stessa in cisterne sopraelevate, sistema sconosciuto e mai adottato dai locali indiani. A peggiorare le già scarse condizioni di salute dei monaci e della popolazione ci sono le condizioni climatiche indiane del luogo, molto diverse da quelle tibetane cui i profughi sono adattati da millenni, la fauna locale (serpenti, insetti…) e l’alimentazione forzatamente diversa da quella tradizionale tibetana.

Nuova Luce a Sera Jhe

Il progetto Nuova Luce a Sera Jhe prevede di portare aiuto sanitario alle popolazioni profughe tibetane nel sud dell’India. L’ospedale locale utilizza l’antica medicina tradizionale tibetana con rimedi naturali ed è l’unico vero punto di riferimento sanitario per i profughi tibetani e per gli indiani. È gestito da una onlus che dà servizio anche a chi non può pagare.

Il progetto ha fin’ora permesso di innalzare di un piano l’ospedale (2008). Il servizio medico più necessario ora è una clinica oftalmologica (cura degli occhi) che verrà allestita nel corso del 2009. all’interno della clinica ci sarà un ambulatorio visite, una sala operatoria e un reparto per i degenti, completi delle attrezzature e macchinari necessari.

Sole e Luce

Il progetto Sole e Luce si propone di portare una soluzione alla mancanza di fonti di luce nei campi profughi tibetani nel Sud dell’India. Il frequente ricorso ai tagli di erogazione della corrente elettrica nella regione comporta notevoli disagi alla popolazione sia indiana locale che tibetana lì residente.

La soluzione è costituita da una rete di illuminazione stradale i cui lampioni sono alimentati da pannelli fotovoltaici che rendono la popolazione autosufficiente e sicura per tutta la durata dei periodi di buio.

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Teng Ling

La comunità dei profughi tibetani del Campo nove (Bylakuppe, Sud dell’India) aveva una casa per ritrovarsi, ma senza acqua né luce e con il tetto sfondato. Hanno chiesto il nostro aiuto per costruirne una nuova.

La casa è quasi pronta: ha una sala grande per potersi ritrovare, cucina e servizi, ma manca il tetto e tutto l’arredamento interno. Vorremmo riuscire a completarla per febbraio 2009 (capodanno tibetano).

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APPROFONDIMENTI

CRONOLOGIA DELLA DISAVVENTURA TIBETANA